Il razzismo non passa mai di moda? Il calcio italiano vive momenti di tensione per il
caso-Balotelli? A Napoli fa discutere una sentenza che nega gli arresti domiciliari ad una ragazzina rom? Niente paura, ci pensiamo noi. Due forti messaggi di integrazione e solidarietà arrivano dal calcio e dal calcio a cinque, all’ombra del Vesuvio e lontano dalle luci dei riflettori che illuminano il cammino della squadra di
Walter Mazzarri.
La prima storia è quella dell’
Afro-Napoli United, un nome che è tutto un programma: una squadra di calcio nata da un’idea di un gruppo di giovani senegalesi con l’obiettivo di creare un
centro di integrazione sociale. “Ma anche per tirare fuori dalla delinquenza i nostri connazionali che sono caduti nella trappola” ammette Watt Samba Babaly, uno dei fondatori. L’Afro-Napoli United partecipa al campionato provinciale dell’AICS, patrocinato dal Coni. La rosa conta trenta calciatori:
13 napoletani e 17 africani. Questi ultimi arrivano dal Senegal e dalla
Tanzania, dalla Tunisia e dalla Nigeria. Molti di loro vivono grazie alle bancarelle nei pressi della stazione centrale. “Con questa squadra – dichiarano – cerchiamo di sensibilizzare l’opinione pubblica cittadina sui problemi degli immigrati”. Ci saranno anche loro, il prossimo 15 dicembre, al Natale degli sportivi, dove incontreranno il cardinale
Crescenzio Sepe.
Basta spostarsi di qualche chilometro e la formula si ripete: stavolta lo sport è il calcio a cinque e la squadra si chiama
United Colours of Naples. Si allena a Casoria e partecipa al campionato di Serie D. Nella rosa, ci sono 8 extracomunitari: vengono dalla Guinea o dalla
Costa d’Avorio, ma anche dal
Perù e dal
Brasile. Tony Oliveira, ad esempio, sbarca il lunario facendo il musicista nei locali di
Napoli. Sanogo, aspirante Drogba, è scappato dalla Costa d’Avorio, durante la Guerra Civile. “I ragazzi non hanno alcun vincolo con noi – spiega l’allenatore, Imperatore – e, per il momento, non hanno ancora ottenuto dalla Divisione calcio a cinque il transfert. Non ci spieghiamo questo ostruzionismo. Così, avvisiamo gli avversari prima di ogni partita: chi vuol fare reclamo, sarà libero. E vincerà la partita a tavolino”. Del resto, la partita più importante è un’altra: in palio non ci sono i tre punti, ma qualcosa di più importante: libertà e integrazione.